Vi presento mia figlia Carlotta

 

carlotta 1

Giardino di casa, tavolo, sedie, portatile, la sottoscritta con nipote vicina.

Io: Carlotta sei taciturna in questo periodo.

Carlotta: Claudia con Laura abbiamo letto quello che scrivi.

(difficilmente mi chiama Claudia, sono sempre zia, all’inizio anche “brutta troia”, altra storia questa.)

Campanello di allarme. Laura stranamente non piomba in mezzo a noi.

Io: hai mai visto qualcosa con delle password o di nascosto?

Carlotta: si nascondono le cose non occultandole.

(frase che le avevo detto una volta, intelligente la piccola, in realtà avevo fatto questo)

Io: racconto di me e di tua zia alcune volte, scrivo, come Laura sicuramente ti avrà fatto vedere.

(ammazzo prima di pranzo Laura o dopo il caffè?)

Carlotta: parli molto di lei, le fai una dichiarazione di amore al giorno come se non bastassero quelle che vi sento farvi tutti i santi giorni.

Io: Carlotta che trovi di sbagliato in questo?

Carlotta: Claudia è bello.

Io: perchè Claudia e non zia? (sorriso teso da parte mia, Laura sparita, dopo la frusto con calma)

Carlotta: hai scritto qualche volta che ci sono anche io?

io : fugacemente, ne abbiamo passate abbastanza per darti in pasto , non credi?

Carlotta: devi deciderlo tu? Deve il tuo giudizio essere anche il mio Madamadore’? (Laura mi sberleffa con questo nome, invece adesso erano frustate, grandine misto a ghiaccio)

Carlotta: ti vergogni a dire che mi hai trovata drogata, alcolizzata e che mi hai preso a schiaffi e che senza di te non sono niente?

La voce è stridula, il tono è alto, adesso sono urla, dolore, rabbia repressa. Non posso replicare, ha diritto al suo urlo. Ha ragione ? Ho sbagliato tutto?

Carlotta: pazza , sadica scatenata quando piombavi in camera mia alle 5 e dicevi che una corsa aiutava a smaltire. Inverno , estate primavera ed autunno, acqua e pioggia.

Carlotta : ti dissi che non era colpa mia, che mi madre era morte di overdose, che io ero  nata drogata. Ricordi quella tua risposta dopo un ennesimo schiaffo che mi girò la testa dall’altra parte? Io si cazzo:  le colpe degli altri non sono mai giustificazioni per le proprie, sono solo colpe. Vero? colpisti ancora.

Oramai sono urla, i cani sono fuggiti, i gatti con fare indifferente si sono allontanati.

Io: hai mai corso da sola? Hai mai una volta sudato da sola? Ho mai dimenticato di svegliarmi alle 4.30 per prepararti la colazione?

Carlotta: una volta quando avevi la febbre, venne Laura, in bicicletta lei pero’.

Accenno di sorriso misto a rabbia, non inquadro questa situazione, sono consapevole di pattinare sul ghiaccio.

Carlotta: hai avuto paura di perdermi Claudia lo so, avevo io paura tuttavia di perdere te, la tua crudeltà era il primo gesto di interesse di un essere umano lo sai Claudia?

Carlotta: e Noè (soprannome di Laura) che arrivava serafica e diceva : Timeo Danaos et dona ferentes

Se vuoi sapere cosa significa hai il vocabolario mi dicesti.  Avevi staccato internet anche.

Temo i greci anche quando portano doni. Non fidarti del regalo facile ho preferito tradurre. Ti ricordi?

Adesso esiste silenzio, solo silenzio, il sipario credo sia pronto per l’ultimo atto.

Ho imparato a far placare il mare prima di nuotare, ad attendere che l’onda si ritirasse, leggere qualsiasi indizio in una frase.

Aspetto, accendo una sigaretta, un bicchiere di grappa generoso. Carlotta segue l’esempio.

Immobilismo, ricordi, parole che non trovano chiave di espressività, inespressività celata che adesso parla attraverso le lacrime, grida e gesti confusi.

Sono brava a trattenere le lacrime, rivedo e rivivo troppe cose anche io adesso.

Io: di te ho amato ed amo tutto, passato , presente ed il futuro che si compenetra in questo tempo trascorso e che continua a scorrere.

Non parlo molto di te, vero,  volevo difenderti, proteggerti solo questo.

Carlotta: finisce questa cazzo di frase madamadorè!

Mia nipote adesso è fredda come il marmo, la vedo, forte, sicura, ha carpito molte cose. Ha vissuto sulla pelle. Non ha dimenticato niente, niente.

Madamadorè , mi scappa un sorriso, Laura ancora lei, opera sua il nomignolo.  Riesce ad essere presente.

Io: ti amo come si ama una figlia, credo che essere madri sia questo.

Carlotta : era difficile? cazzo ero difficile? Ti piace mamma? Io lo voglio dire Claudia.

Voglio sentire mia madre che non si vergogna, voglio leggere di mia madre che parla che di sua figlia, io lo voglio.

Le asciugo i lacrimoni, adesso è quiete, riempio il bicchiere.

Io: Carlotta presto ti leggerai, se vuoi puoi scrivere anche tu.

Carlotta: sai mamma che non amo i social, mi limito a sbirciare i diari di alcune tue amiche. Mamma la ragazza della foto in bianco e nero è stupenda.

Devo alzarmi voglio piangere in silenzio da sola. Laura mi conosce , mi invita a fare due passi. Si,  con Laura posso farlo. Mi sorprende facendomi ridere.

Laura: non è che io non volessi correre insieme a Carlotta avevo preso solo la bicicletta per poter metter nel cestello le bottiglie d’acqua.

Io: si, inavvertitamente deduco che poi tu abbia pedalato.

Laura: ecco esattamente cosi’.

Rido , ho stanchezza dentro di me.

 

Laura: sai il madamodorè nella sua fonetica dopotutto stempera la durezza del Madame.

io: Laura smettila , dimmi, da quanto sapevi?

Laura: da almeno due mesi,  ma non ti avrei mai detto niente, la madre sei tu! Tua figlia ha un lato b che assomiglia al tuo.

Laura , figurati, leggerai come un falco, mi dispiace che ti sia portata questo fardello dentro di te.

carlotta

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